Premessa #1: il principio delle tasse è giusto. Giusto è che chi ha di più si faccia carico, in parte, di rimettere in circolo parte di quello che ha, a beneficio della collettività, in maniera proporzionale alle proprie capacità.
Premessa #2: non mi sognerei mai di suggerire qualcosa di illegale in un post pubblico come questo. Però mi permetto di far notare come non esista più coincidenza fra legale e morale. Ad esempio: uccidere un bambino prima che nasca, nella pancia della mamma, è legale (e gratis, e pagato con le nostre tasse, aggiungo io). Però non è morale. Un poliziotto che manganella protestanti pacifici in Val Di Susa non fa nulla di illegale (anzi, esegue gli ordini che gli sono stati dati, per eseguire quegli ordini prende uno stipendio, pagato con i soldi delle tasse di quei cittadini che sta manganellando); ma la sua azione è sicuramente immorale. Altre azioni possono essere dettate dalla morale (penso alla diserzione in caso di una guerra ingiusta, ad esempio) ma cionostante essere illegali, e provocare conseguenze dettate dalla legge (processo per diserzione, ad esempio). Quindi attenzione: non tutto ciò che lo stato ci impone per legge è morale, e viceversa.
Fatte queste due premesse, mi domando: se lo stato ci chiede di pagare le tasse sul reddito delle persone fisiche principalmente (non esclusivamente, ma ci arriveremo presto, come insegna la matematica) per remunerare chi ha prestato i soldi creandoli dal nulla, è lecita l’obiezione? E quali strumenti ci sono dati per ribattere se TV, stampa, radio, tacciono compatti su questo argomento?
La soluzione? Premesso che non si deve fare nulla di illegale (altrimenti dai il pretesto) nè di violento (nelle rivoluzioni violente si creano i presupposti per l’ascesa al potere degli psicopatici) dobbiamo, con la Grazia dei figli di Dio, inventare nuove forme di convivenza, nuovi stili di vita, nuovi modelli sociali. Se un omino magro e sdentato è riuscito senza violenza a liberare un paese di 800 milioni di persone da un invasore oppressivo e armato, per noi sarà uno scherzo al confronto….
PS ci sono altri che dicono le stesse cose; ad esempio:
Non si sbaglia mai, carissimo Alberto, a rimarcare la differenza tra legale e legittimo: specialmente in questi nostri tempi in cui tante leggi (in primis: quella che “legalizza” l’abominio dell’aborto volontario) permettono e favoriscono ciò che è illegittimo e, di conseguenza, anche immorale.
Dietro queste leggi vi sono sia i servitori espliciti dell’Avversario di Dio (e, di conseguenza, dell’Uomo), sia gli “acceleratori dei tempi”: e tra questi ultimi anche gli gnostici antinomici, convinti fin al punto di congiunzione tra anima e spirito che la via della salvezza passi attraverso il peccato.
Maurizio Blondet, che sotto molti aspetti è una delle voci più libere di abbiamo la grazia di poter beneficiare in Italia, ne ha scritto egregiamente, in più libri: su tutti, “Cronache dell’Anticristo” e “Gli Adelphi della dissoluzione”.
Specificato tutto questo, e venendo a bomba sul tema della moneta e delle tasse.
Nella prima premessa del tuo articolo, carissimo Alberto, sottolineavi la giustizia (e, quindi, la moralità) del principio delle tasse.
Non solo sottoscrivo ma addirittura rilancio: il principio delle tasse non solo è giusto e morale ma addirittura “naturale”.
Per il semplice fatto che la moneta esplica la sua vera ed importante funzione (quella di permettere lo scambio e di fornire una misura del valore) solo se è in movimento, quindi se circola. E tutto ciò che circola, come dice la logica e la parola, non può che girare in un cerchio/circolo/circuito, a volte così grande (penso per esempio al circolo dell’acqua sulla terra) che non si riesce a visualizzarlo con gli occhi. Ma che è sempre presente. Viceversa la circolazione non può avvenire.
Ma cosa significa, quindi, l’esistenza di un “circuito/circolo”? Significa (ed Alberto, che è ingegnere e si ricorda qualcosa di elettrotecnica ha già capito dove voglio andare a parare) puramente e semplicemente che il punto di arrivo ed il punto di partenza COINCIDONO. Viceversa non sarebbe un vero circuito ma solo un segmento con un punto di partenza ed un punto di arrivo, separati e distinti. Arrivati all’arrivo, fine della corsa e fine della circolazione.
Invece, la moneta nel circuito (o “corpo”) economico deve essere continuamente circolante perché tale corpo viva; esattamente come il sangue deve essere continuamente circolante perché il circuito/corpo umano resti in vita; così come la corrente elettrica circola continuamente in un circuito elettrico che sia chiuso (ottenendo l’effetto di azionare un motore od accendere una lampadina), e per converso smette immediatamente di essere tale (ossia: “corrente”) appena con un’azione esterna si apre il circuito: eliminando appunto quella identificazione tra punto di arrivo e punto di partenza.
Anche se nel circuito/corpo umano “rompiamo” il circuito ed operiamo una sezione in un punto qualsiasi di esso (ad esempio tagliando un’arteria od una vena, o un’intero arto): l’evento è di per sé così pericoloso per l’intero circuito/corpo che la natura stessa (e, quindi, Colui che la natura l’ha pensata e realizzata) provvede a mettere in atto misure d’emergenza per ricostituire immediatamente la continuità interrotta. Tale e tanta è l’importanza della “continuità del circuito”, in quanto condizione necessaria ed ineludibile per la “circolarità” del mezzo di scambio (sangue, nel caso del corpo umano; ma in generale: moneta, acqua, energia elettrica).
Quindi, l’obbligo di pagare le tasse allo Stato con la stessa moneta a cui lo Stato stesso ha dato “valore legale” (ossia: per legge, nessuno può rifiutare gli euro che io gli do come pagamento del prodotto/servizio che lui mi vende) è PRIMA DI OGNI ALTRA COSA il meccanismo operativo con cui si “chiude il circuito” per permettere la circolarità della moneta.
Le tasse non servono (non doverebbero servire) a pagare il debito pubblico.
Le tasse non servono (non dovrebbero servire) ad erogare i servizi pubblici.
Le tasse servono a (obbligare a) far rientrare al punto di partenza la carta (ormai vecchia e quindi passata per molte mani) che era partita, tempo prima (quando era appunto “fresca di stampa”) dallo stesso punto di partenza (e, al posto della carta, è possibile considerare anche la vita virtuale dei bit rappresentanti la moneta scritturale: è soltanto di più difficile rappresentazione).
Così da assicurare la “circolarità” di quella carta/bit elettronici.
Paolo Barnard lo spiega molto bene in IPGC: c’è una sorta di patto-tacito tra noi (collettività) e lo Stato.
Dove da un lato lo Stato fornisce il suo riconoscimento di “moneta legale” e provvede ad immetterla nel circuito (punto iniziale) e dall’altro noi gli riconosciamo il suo diritto/necessità a chiudere il circuito monetario con l’imposizione delle tasse (punto finale).
Ancora una volta: punto iniziale e punto finale coincidono. DOVREBBERO coincidere.
Qualche credente (cristiano e cattolico) potrebbe pensare: ma che palle tutto ‘sto discorso. Ma questi non hanno ancora capito che la cosa più importante è la salvezza dell’anima e che tutti questi discorsi sulla moneta (com’è oggi e com’è stata nella storia) è soltanto “fumo negli occhi” che ci butta l’Avversario per distrarci dal “pezzo”. E, infatti, tanti “denunciatori” della truffa monetaria e dell’appropriazione della sovranità monetaria da parte delle banche private sono anche odiatori della Chiesa Cattolica. E arrivano ad affermare che Gesù è un’invenzione partorita dalle stesse menti che oggi ci controllano tramite la moneta.
Un credente (cristiano e/o cattolico) che liquida in maniera così sbrigativa il tema della moneta (magari derubricandolo in toto ad “argomentazione massonica”: un amico, fervente credente ma anche profondamente consapevole della Matrice Monetaria, mi diceva che era quanto gli era personalmente successo quando aveva provato ad affrontare l’argomento in un forum di totustuus. Sito, per il resto, assolutamente ammirabile per l’opera di ri-evangelizzazione che realizza da anni) sta, letteralmente: “gettando il bambino assieme all’acqua sporca”.
E, per la paura delle strumentalizzazioni massonico-gnostiche-anticristiche della denuncia dell’inganno monetario, ecco che sminuisce addirittura le parole di Colui a cui ogni sedicente cristiano si rifà, sin dal nome.
Gesù, per chi già vi crede, è la Verità -oltre che l’Amore- fattiSi Carne e Sangue.
Quindi, ogni verità che scorgiamo deve necessariamente essere, almeno in nuce, nel Vangelo.
Dopo aver capito cos’è la moneta e quanto sia intrinsecamente legata alla sua circolarità; e come quest’ultima sia a sua volta intrinsecamente legata alla “chiusura del circuito” tramite l’ imposizione delle tasse (che in realtà, più che “imposizione”, dovrebbe essere libera e consapevole accettazione), ci si può giustamente chiedere: ma Gesù ci ha detto qualcosa, riguardo a questo?
Che pure è un tema così importante nella vita quotidiana, e che quindi può arrivare indirettamente ad avere un peso anche per l’ “obiettivo grosso” della Vita eterna (e che un uso distorto della moneta, fatta diventare padrone della propria anima invece che utilizzata come servitore del proprio corpo, possa essere causa efficiente della perdita della Vita eterna, è attestato nel Vangelo stesso)?
La risposta è, semplicemente, SI’.
Quando Gesù fu interrogato dagli erodiani, che volevano “metterlo con le spalle al muro” e sminuirLo, qualsiasi fosse stata la risposta che Egli avesse dato alla domanda (guarda caso): “è giusto pagare le tasse a Cesare?”….
..Egli non Si fece mettere con le spalle al muro ma rispose a Sua volta con una richiesta:
“mostratemi una moneta”.
Chiese cioé di VEDERE ciò con cui le tasse venivano pagate.
E poi, l’altra, demistificante domanda (e che valeva per gli erodiani di allora ma per tutti noi, erodiani e sadducei e farisei di oggi): “di CHI è l’immagine sopra questa moneta?”. E qui, Egli chiede, manifestamente: “A CHI appartiene questa moneta?”. Perché solo il legittimo proprietario di un qualcosa, vi può apporre sopra la propria immagine.
“Di Cesare”, non poterono fare a meno di rispondere.
“Allora date a Cesare ciò che è di Cesare, ed a Dio ciò che è di Dio”.
E’ profondamente limitativo estrapolare quest’ultima frase di Gesù ed utilizzarla SOLTANTO per giustificare la separazione tra sfera temporale e sfera religiosa, così com’è stato fatto nei secoli.
Quest’ultima frase di Gesù chiude un dialogo, e si capisce pienamente alla luce di quelle precedenti, che di quel dialogo erano parti integranti.
Ed è, innanzitutto, la spiegazione (assolutamente e divinamente “compatta” ed efficace, come solo Egli, Uomo-Dio, può e sa fare) su tutto quello che vale la pena sapere, sulla moneta di ieri e sulla moneta di oggi.
Ve ne accorgete?
Ieri, quando la moneta era emessa da “Cesare”, a lui apparteneva.
Ed a lui, tramite l’imposizione delle tasse, doveva tornare. Se poi “Cesare” era giusto e retto, non si sarebbe approfittato di questa posizione di assoluto vantaggio. Ma, in ogni caso, il circuito va chiuso. Ed è giusto che a chiuderlo sia colui che l’ha aperto.
Possono esservi strumenti alternativi alla “moneta di Cesare”. Che, pur fondandosi una “circolarità”, appartengono integralmente a Dio. E che, quindi, non possono che fondarsi su una logica intimamente diversa da quella di Cesare. Ma che, quindi, per essere efficacemente utilizzati, è primariamente necessario convertire il proprio cuore e lasciarsi alle spalle la mentalità dell’uomo vecchio, che vede il “mio” ed il “tuo” come separati e distinti. E che concepisca invece il dono ed il servizio come la vera “moneta di Dio”, perché fondantesi sulla Sua stessa logica: di dono e di servizio.
Ma, per i non cristiani e per i cristiani che non sono ancora pronti a vivere il Vangelo: ecco che va bene la “moneta di Cesare”. Che può essere scientemente utilizzata (come male necessario e temporaneo) anche dagli stessi cristiani che aspirano con tutto il proprio cuore a vivere il Vangelo e che magari hanno già iniziato a farlo, in comunità dove la “moneta di Cesare” è stata bandita.
Ma, appunto, all’interfaccia tra tali comunità ed il mondo, essa può essere utilizzata, ben consapevoli delle parole di Gesù.
Ma, e lo chiedo soprattutto ai cristiani e/o cattolici che ritengono che ogni discorso/domanda sulla moneta che usiamo sia mistificatorio e strumentalizzato al fine di portare un attacco a Gesù ed alla Chiesa Cattolica (fondata DA Lui e SU di Lui: Pietro è Sasso, la Roccia è Gesù):
e che quindi saremo obbligati ad utilizzare solo sotto forma di pagamenti elettronici, autorizzati dalla banca commerciale stessa verso un’altra banca commerciale, sua “concorrente”)
se, oggi, Gli provassimo a fare nuovamente quella domanda di duemila anni fa (“è giusto pagare le tasse allo Stato?”), Lui (poiché la Parola di Dio non cambia) nuovamente ci farebbe la richiesta di “mostrargli una moneta”.
E noi cosa Gli mostreremmo?
Dovremmo mostrargli le tre forme di moneta di cui disponiamo (all’epoca ve n’era soltanto una) e quindi :
1) moneta metallica (un euro metallico),
2) moneta cartacea (5 euro cartacei)
3) e moneta scritturale (un estratto conto, con l’intestazione di una banca commerciale ed il nostro nome: che, tra breve, non sarà più possibile “trasformare” in una delle prime due -la famosa “guerra al contante” che lorsignori hanno deciso di dichiarare, sicuramente nel nostro interesse
E, una volta mostrataGli la moneta con cui è possibile pagare le tasse allo Stato (“Cesare”) nelle sue tre diverse forme, cosa risponderemmo noi alla Sua identica (poiché la Parola di Dio non cambia) contro-domanda : “di CHI è la moneta che mi mostrate?”
Oggi, la tragedia nella quale viviamo è testimoniata dal fatto che non possiamo dare, come fu invece possibile agli erodiani di duemila anni fa, a questa domanda una risposta che sia al contempo vera e coerente con la risposta di Gesù.
Se diciamo che la moneta da noi mostrataGli, nelle sue tre forme, appartiene allo Stato: ciò è profondamente falso, per quanto riguarda la maggior parte della moneta cartacea al mondo; e TUTTA la moneta scritturale del mondo.
Se riconosciamo questa verità: ossia che la stragrande parte della moneta del mondo NON appartiene allo Stato (“a Cesare”), ecco che ne deriva l’incoerenza di darla a colui che non è il proprietario.
Il proprietario (legale ma non legittimo) della moneta che utilizziamo sono le BANCHE.
E’ a loro che Gesù oggi c’inviterebbe a “pagare le tasse”.
Ed è di fatto ciò che facciamo. Ma, se proprio dobbiamo farlo, sarebbe perlomeno giusto farlo nella verità e nella trasparenza e non nella falsità e nell’ipocrisia, come oggi avviene.
Che la Pace e la Gioia di Gesù e di Maria siano con tutti voi.
Maranathà.
Aggiungo (ma ha senso?) che in quella frase famosa Gesù ha anche posto un limite: “date a Dio quello che è di Dio”. E quindi la vita, il cielo, l’aria, il mare, la Natura sono di Dio che le ha fatte, e guai a quel Cesare che, sostituendosi a Dio, pretenda di alterare l’equilibrio divino perfetto creato in Natura.
E’ vero. Gesù, duemila anni fa, inserisce un chiarissimo messaggio per noi uomini di questo tempo anche nella seconda parte della sua affermazione (“date a Dio quello che è di Dio”) e non solo nella prima (“date a Cesare quello che è di Cesare”).
Laddove noi uomini del nostro tempo, che abbiamo a tal punto perso la consapevolezza di chi sia Cesare fino a permettere che fosse esautorato da chi Cesare non è e non dovrebbe mai essere, abbiamo d’altro canto non solo non dato più a Dio noi stessi e quello che abbiamo di più prezioso: il nostro tempo.
Ma finanche permettiamo che “si tolga” (o meglio: che si cerchi di togliere) a Dio intere parti di Natura, da Lui creata e continuativamente tenuta in esistenza e che è anche il primo “libro” in cui ha lasciato la Sua firma (il secondo è la Bibbia): solo così si può comprendere il sistematico abominio della cosiddetta “geoingegneria”, con le sue abominevoli scie chimiche ed i suoi abominevoli haarp.
Ma a questo punto ci siamo anche abbondantemente allontanati dalla domanda iniziale: se è giusto pagare le tasse.
Rileggendo la conclusione del mio primo commento (“E’ alle BANCHE che Gesù oggi ci inviterebbe a pagare le tasse”) mi rendo conto che essa è malamente espressa.
Le BANCHE sono la massima manifestazione odierna di MAMMONA. E “Mammona”, in quanto tale, non può mai essere un Cesare legittimo.
Tanto è vero che Gesù stesso, laddove esplicitamente riconosce Cesare (non solo per la proprietà della moneta ma più in generale per i doveri nei suoi confronti da parte di coloro che, pur credenti, restano comunque assoggettati alla sua autorità nella sfera temporale: laddove questa non voglia empiamente imporci di non assolvere i nostri doveri verso Dio, agendo quindi sacrilegamente verso di diritti di Dio), è altrettanto esplicito nel disconoscere Mammona: ponendo addirittura una radicale alternativa tra essa e Dio (il famoso “non si possono servire due padroni”).
Quindi, l’episodio evangelico in questione ci permette (meglio di ogni altra discussione tecnico/economica sulla moneta, sul suo significato e sull’avvenuta distorsione essenziale della stessa da parte di coloro che da sempre si oppongono a Gesù ed alla Sua Chiesa; o da parte di coloro che vogliono “accelerare” i tempi della Sua Venuta) di visualizzare distintamente la tragedia nella quale abbiamo permesso che ci calassero:
ossia il fatto che, nel momento in cui paghiamo le tasse a “Cesare” con una moneta che non gli appartiene (quella cartacea e quella scritturale), stiamo nella sostanza e nella forma servendo Mammona. Ossia: alimentando la Bestia.
L’unica, concreta possibilità di non servire Mammona nel pagare le tasse sarebbe quella di farlo utilizzando solo la moneta che appartiene ancora a Cesare: ossia quella metallica.
Che succederebbe se tutti noi, detentori di moneta cartacea e scritturale, volessimo convertirla in moneta metallica, emessa dallo Stato (quindi da Cesare)?
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro alle guerre di invasione in Irak e in Afghanistan. Abbiamo invaso due paesi che non ci avevano fatto niente, nè ci avevano minacciato di farlo.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro all’omicidio di 100.000 innocenti indifesi all’anno in Italia, nelle strutture pubbliche, in totale esenzione di spesa, mentre le mamme che partoriscono devono pagare.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro alla promozione di una informazione ingiusta e di parte, tramite le sovvenzioni ai giornali, che scrivono tutti le stesse cose, per lo più false e devianti.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro ad una sanità che, invece di curare e di interessarsi al malato, e a come diminuire il numero di malati, fa gli interessi e il gioco delle grandi multinazionali del farmaco, e anzi rende fuorilegge chi non segue i famigerati “protocolli”.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro alla sponsorizzazione di una cosiddetta “cultura”: qualche anno fa è andato in scena uno spettacolo a Bologna dal titolo: “La Madonna piange sperma”, finanziato dal comune e dalla regione.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro ad un parlamento di drogati, che non hanno neanche il coraggio di sottoporsi all’esame antistupefacenti, in nome di una privacy che non c’entra nulla con il patto che dovrebbe esistere tra un elettore e il suo candidato.
Non voglio contribuire con i soldi frutto del mio lavoro al mantenimento di un supergoverno europeo, con una commissione che non è stata eletta e che èretende di imporre regole e normative che non hanno nulla a che vedere con la nostra storia, la nostra cultura, la nostra terra.
Non voglio, ma non posso. Se evado le tasse infrango la legge, e vado in prigione.
Ma ormai è chiaro a tutti che morale e legale non hanno nulla in comune. Perciò, restando nella legalità, farò tutto quanto è in mio potere per contrastare questo stato. La rivoluzione non violenta di Gandhi è un esempio che si può seguire.
A parte gli ultimi due capoversi, hai scritto il manifesto di uno “sciopero fiscale” santo, ossia gradito a Dio.
Sul “non voglio, ma non posso. Se evado le tasse infrango la legge, e vado in prigione” non sono invece d’accordo.
Perché fa dell’ “andare in prigione” un discrimine tra ciò che è giusto fare e ciò che non è giusto fare.
Mentre è Gesù Stesso che ci avvisa che in prigione ci finiremo, prima o poi, se continueremo ad agire nel Suo Nome.
E che dal quel nostro “andare in prigione” per Lui, Egli saprà trarre un bene ben più grande, per un numero inimmaginabilmente grande di fratelli che sono ancora nella confusione e nell’incertezza.
Venendo a Gandhi: la sua rivoluzione non violenta non si è certo fondata sul rifiuto ad andare in prigione (che sono invece sicuro egli abbia conosciuto, ed anche a più riprese) bensì sull’uso ad esercitare la violenza per migliorare il mondo.
E, a ben vedere, egli ha costituito un chiarissimo esempio del comportamento di un cristiano, pur lui non essendolo.
E’ tempo di far esplodere le contraddizioni nelle quali ci hanno avvoltolati.
Ad iniziare dalla moneta (che, pur di Mammona, diamo a Cesare per pagare le tasse: in ciò mettendoci assolutamente al di fuori di ciò che ci dice Gesù: più esplicitamente non si può).
E’ tempo di essere veri “cattolici adulti”: non nel senso di adulteratori in senso modernista della Dottrina e del Magistero (di cui dobbiamo in ogni momento essere disposti a prendere le difese, con pacato coraggio, anche nei confronti degli stessi falsi pastori che sono i più pericolosi fra tutti i lupi travestiti da agnelli) ma nel senso di figli di Dio che prendono atto del loro più grande dono ricevuto dal Padre, e restaurato e reintegrato grazie ai meriti infiniti del Figlio, e consegnatoci per opera dello Spirito Santo: la LIBERTA’.
La libertà che ci porta a non attendere l’assenso da parte della Gerarchie della Chiesa Cattolica (l’unica fondata DA e SU Gesù) per prendere posizione su temi laici e civili: posto che il compito delle Gerarchie (e parlo ovviamente di quelle buone e sane e non di quelle vendute all’Avversario) è quello di difendere il Deposito della Fede. E non di fornire soluzioni tecniche (ossia: laiche e civili) utili a che nella società si instaurino le condizioni per il perseguimento del buono, del vero, del giusto e del bello.
Come veri “cattolici adulti” e come veri e liberi figli di Dio non possiamo attendere l’assenso delle Gerarchie (al cui interno è in pieno atto una lotta aspra e senza quartiere tra vescovi e vescovi, tra cardinali e cardinali) per iniziare ad impegnarci nella battaglia tesa a restaurare la legge naturale nella società in cui viviamo.
Ad iniziare dalla tutela della vita umana, che è tale dal suo concepimento.
Passando per una moneta sana, emessa da Cesare e che a Cesare deve tornare: per chiudere il “circuito” attraverso cui la moneta, a somiglianza del sangue e dell’elettricità, deve circolare.
E proseguendo per cibo, energia, medicina, informazione e politica: ognuna delle quali, per essere sana e non malata come è attualmente, deve essere orientata al buono, al vero, al giusto ed al bello.
no194.org
Non voglio… hai ragione e condivido.
Quindi mando una provocazione: chi può vivere con meno si accontenti di guadagnare meno. Ci rendiamo conto che questi governi si compoertano come dei tossici????
Hanno costantemente bisogno di denaro, se ne procurano con tutti i mezzi legali e non, mentono per non farci sapere cosa effettivamente ne fanno, si servono dei loro pusher (Banche) e del traffico internazionale (BCE) per i loro traffici.
Se posso vivere con 1000 € non devo cercare di guadagnarne 10.000, guadagnamo del “tempo” da gestire. Sul TEMPO non possono farci pagare.
Possiamo dedicarlo alla famiglia, compresi i cugini di quarto grado, agli amici, alla comunità in cui viviamo. Anche solo ascoltare il canto di un uccellino è tempo guadagnato. (segue… )
A proposito di TEMPO: guarda “In Time”: è un avvertimento di come andremo a finire!
…ho letto la tua recensione, cercherò il film, sembra interessante.
E infatti il TEMPO è di Dio. E l’Avversario e tutti coloro che lavorano, più o meno consapevolmente, per lui si configurano molto spesso come veri e propri “ladri di TEMPO”.
Il che è del tutto logico se pensiamo che la spinta propulsiva del Nemico è l’odio (nei confronti di Dio e nei confronti dei Suoi figli, naturali od adottivi che siano) e l’invidia nei confronti di noi uomini per il fatto che possiamo utilizzare il nostro tempo a Gloria del Padre e investendolo per abbellire ed ingrandire, fin da questa terra, il posto che il Padre ci ha già preparato nella Sua Casa.
E -soprattutto- per aiutare tanti altri fratelli e sorelle a ri-cordare che li attende il loro posto nella Casa del Padre: e che l’unico (e tremendo) fallimento possibile in questa vita è quello di viverla precludendoci fino alla fine la possibilità di raggiungerlo, quel posto che il Padre ha ab aeterno preparato per noi.
La seconda parte della risposta di Gesù a quella famosa domanda degli erodiani (“è giusto pagare le tasse a Cesare”), sono sicuro che si riferisse in massima parte proprio al TEMPO, che appartiene a Dio e che a Dio va dato.
Hai mai visto, Fio, quel bellissimo film animato di Enzo D’Alò: “Momo ed i ladri di tempo”?
“Momo ed i ladri di tempo”: la suora che aveva per maestra il nostro primo figlio ci fece pure la recita di fine anno, così fece passare qualcosa anche alle famiglie..
Che donna!!! La rimpiango ancora, maestra eccezionale (la classe era di 28 con una sola maestra) e grande amica tuttora. La proporrei come ministro della P.I.
Un ministro competente? Che viene dal settore? Che ha fatto la gavetta in quel settore? Ma quando mai!!!!
@Fio: perché non le chiedi la sua interpretazione della risposta data da Gesù agli erodiani che Gli chiedevano se era lecito pagare le tasse a Cesare?
@Alberto: hai ragione sull’attuale esistente. Ma, alzando lo sguardo verso il futuro adveniente, risulta lampante che nel “vero” Nuovo Ordine Mondiale, voluto da Dio (e non dai servi del Suo Avversario o da coloro che vogliono empiemente accelerare il Ritorno di Gesù), sarà proprio alle persone come questa suora amica di Fio che verranno date specifiche e fondamentali responsabilità di governo. Inteso come Gesù ci ha insegnato e mostrato: servizio, nel più puro senso del termine.
E’ tutto anticipato nel Magnificat.
«Obbedienza cieca, pronta, assoluta. – Contrordine compagni! Lo spot dell’Agenzia delle Entrate pubblicato sull’Unità: “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti” contiene un errore di stampa e pertanto va letto “Se tutti pagano le tasse, le tasse pagano gli spaghetti al caviale dell’On. Lusi e dei suoi compagni”
Se ci fosse Baffo Guareschi non se ne lascerebbe scappare una….
Fatevi due risate, sono intramontabili:
http://www.fondazionemondadori.it/collezioneminardi/percorsi/cose/1/elenco/1.html
…poi succederà che quando vedrete la Sig.ra Camusso vi verrà un dubbio….